Silvia Romano non ha fatto in tempo a riabbracciare i suoi genitori che già in Italia si è levato il vento dello shitstorming, al punto che la procura di Milano ha aperto un’inchiesta per minacce contro ignoti. Rimandiamo a voci più autorevoli le riflessioni su quanto si sta dicendo intorno a Romano, noi di Fivaholic come sempre ci limitiamo a due cose: la curiosità e il numero 5.

Il logo del gruppo jihadista Al Shabaab

I giornali in questi giorni riportano un sacco di nomi impossibili da pronunciare e da ricordare: Al Shabaab potrebbe tranquillamente essere una specialità gastronomica mediorientale. Ci siamo concentrati solo sui nomi italiani, e seguendo la catena dei gradi di separazione abbiamo navigato nella rete alla ricerca di persone che in qualche modo hanno avuto a che fare con Silvia Romano, dal momento in cui ha deciso di partire per il Kenya fino al suo ritorno in Italia il 10 maggio 2020.

Ecco quindi 5 italiani che sono collegati a Silvia Romano.

1. MASSIMO ALBERIZZI

Massimo Alberizzi è un giornalista italiano che ha seguito con grande attenzione la vicenda di Silvia. Alberizzi ha iniziato a collaborare con il Corriere della Sera nel 1972, occupandosi tra le altre cose dell’incidente di Seveso. Nel 1984 è passato alla sezione esteri del Corriere. In seguito, una vita avventurosa: ha scritto della Guerra Ciad-Libia, seguito lo sviluppo di AIDS ed Ebola in Africa, ha coperto la guerra in Somalia, il genocidio in Ruanda e il conflitto in Congo. Ha lavorato da consulente per le Nazioni Unite sulla questione del traffico d’armi in Somalia; nel 2007 ha partecipato alla liberazione di tre ostaggi italiani in Liberia. Attualmente è coordinatore dell’e-group giornalistico Senza Bavaglio e direttore responsabile di Africa Express.

Massimo Alberizzi a Monrovia, capitale delle Liberia, nel 2003. Ph. Nakano Tomoaki
Ibrahim Adan Omar, uno dei ricercati per il rapimento di Silvia Romano: arrestato, rilasciato su cauzione e in seguito scomparso

Proprio su Africa Express si trova una gran quantità di articoli sul caso di Silvia Romano,

pubblicati con regolarità a partire dal giorno del rapimento e ripresi dal Fatto Quotidiano.

Si parla della taglia messa dalla polizia kenyota sulla testa dei rapitori, che sono stati individuati a poche ore dall’avvenuto rapimento: attualmente sembrano tutti scomparsi, nonostante uno di loro fosse stato inizialmente arrestato. Alberizzi in seguito riporta una ricostruzione ricca di dettagli di quello che successe a Silvia tra il luglio 2018, quando arrivò per la prima volta in Kenya, e il giorno del rapimento, da cui emerge che la ragazza si stava interessando attivamente di alcuni casi di presunta pedofilia, arrivando a contattare le autorità locali perché prendessero provvedimenti.

Il 6 aprile 2019 qualcuno, dal telefono di Silvia, esce da una chat di whatsapp cancellandone tutti i messaggi vocali.

Gli articoli si susseguono, la matassa di informazioni è dura da districare, le persone coinvolte sono moltissime. Quello che emerge è che il giornalista ha indagato seriamente, e sul campo, su tutti gli aspetti legati alla faccenda. Ha visionato e fotografato documenti, ha seguito i processi agli imputati, ha riportato le conversazioni avute con una quantità enorme di persone, ha cercato di sensibilizzare l’opinione pubblica quando le indagini sembravano arenate.

Massimo Alberizzi è senza dubbio una delle persone più informate, e che hanno preso più a cuore la storia di Silvia. Ma ha seguito anche altre faccende, altrettanto intricate e misteriose, che meriterebbero di essere approfondite.

2. DAVIDE CIARRAPICA

Davide Ciarrapica sul suo profilo Facebook

Una delle tante persone che, in Africa, hanno frequentato Silvia Romano, Ciarrapica è il fondatore di Orphan’s Dreams, una ONLUS con base a Likoni, in Kenya. Il 22 luglio 2018 i due viaggiano insieme su un aereo diretto a Mombasa, con destinazione finale a Likoni: è qui che Silvia lavorerà per qualche tempo prima di trasferirsi a Chakama, presso Africa Milele.

I rapporti tra Romano e Ciarrapica non sono, apparentemente, molto distesi. Secondo i racconti degli amici Silvia non apprezzava il modo in cui Davide gestiva la ONLUS. La relazione tra i due è stata approfondita da Africa Express, e le ricostruzioni lasciano intravedere una maniera piuttosto esuberante, da parte di Ciarrapica, di amministrare Orphan’s Dreams. L’italiano ha smentito con decisione le accuse che lo riguardavano, incluso il fatto che il suo socio Rama Hamisi Bindo sia figlio di un influente politico locale e godrebbe di «protezioni insospettabili».

Silvia Romano e Davide Ciarrapica sulla pagina Facebook di Orphan’s Dreams

Il 30 gennaio 2019 il Corriere della Sera riporta che Ciarrapica è stato condannato a sei anni di carcere

in seguito ai fatti del 5 novembre 2016, quando nel corso di una lite all’interno della discoteca Wall staccò quasi per intero il padiglione dell’orecchio sinistro di Giordano Ghilardotti, con un morso.

Dallo statuto di Orphan’s Dreams si apprende che la ONLUS è stata costituita da altre due persone oltre a Ciarrapica. Ivana Barlassina, la madre, e Alessandra Capone, entrambe attive nella gestione dell’organizzazione a Likoni.

Ivana Barlassina a Likoni presso Orphan’s Dreams (fonte Facebook)
Dal sito Scouting BCN Model Management, agenzia di Barcellona

3. MARIANGELA/TIZIANA BELTRAME

Mariangela Beltrame (che si fa chiamare anche Tiziana) è la proprietaria del bar-istorante Karen Blixen a Malindi, recentemente ampliato e rinnovato. Il locale è molto noto e frequentato, sia dai turisti che dai volontari, ai quali offre anche supporto e servizi legati ai trasferimenti e all’invio di materiali.

Nel 2016 Beltrame ha subito un’imputazione nell’ambito di un’inchiesta per truffa a carico dell’ex promotore finanziario Roberto Ciavolella. Il processo è iniziato nel giugno 2019: si parla di tre milioni di euro sottratti agli investitori. Poco dopo Ciavolella è stato inoltre imputato per bigamia (per aver sposato in Kenya Mariangela Beltrame, pur essendo già coniugato in Italia) e per violazione degli obblighi di assistenza nei confronti dei due figli minori, rimasti in Italia. Ciavolella si è reso irreperibile da diversi anni, la prossima udienza è fissata per il 6 giugno 2020.

Il bar-ristorante Karen Blixen a Malindi (fonte Tripadvisor)

Su Africa Express si parla dei rapporti tra il Karen Blixen e Africa Milele, la ONLUS presso cui ha lavorato Silvia Romano. L’articolo riporta inoltre come Lilian Sora, la presidente di Africa Milele, sarebbe oggetto di forti pressioni in Kenya. In seguito al rapimento di Silvia Romano Sora avrebbe svolto indagini personali. Sul sito di Italietta Infetta viene invece riportato uno scambio avvenuto tra lo scrivente e la Beltrame, nonchè varie considerazioni sul sistema delle ONLUS in Kenya.

Sul sito de Le Iene, l’intervista a Tiziana Beltrami
Uno dei volantini del Karen Blixen dal sito de Le Iene

Infine, Le Iene hanno pubblicato un’intervista con Beltrame

(che viene citata con il nome Tiziana Beltrami), in cui svela numerosi dettagli in suo possesso riguardanti la sparizione di Silvia Romano, e conclude dichiarando “Tiziana ha fatto più di quello che ha fatto la famiglia e Lilian Sora, qui”.

Sul sito de Le Iene sono anche visibili post e immagini dalla pagina Facebook del ristorante Karen Blixen, che ne pubblicizzano l’impegno a favore di Africa Milele e il ruolo di intermediario per l’invio di medicinali, materiale ospedaliero ed altro.

4. PAOLO PORCELLI

Paolo Porcelli in una pubblicazione di C.M.C.

Paolo Porcelli è stato nominato Direttore Generale di C.M.C. Ravenna il 27 luglio 2018, succedendo allo storico direttore Roberto Macrì.

C.M.C. (Cooperativa Muratori e Cementisti) è stata fondata a Ravenna nel 1901 da 35 muratori che costituirono la “Società anonima cooperativa fra gli operai, muratori e manuali del Comune di Ravenna”. Da piccola “cooperativa rossa” è cresciuta fino a divenire oggi una multinazionale attualmente presente in circa 40 Paesi.

Porcelli fa parte di C.M.C. dal 1999, ed è stato Direttore della sezione Africa Australe, guidando la cooperativa nell’aggiudicazione di grandi progetti infrastrutturali come le dighe di Itare, Arror e Kimwarer in Kenya. Nel luglio 2015 Matteo Renzi, allora Primo Ministro, si reca in Kenya e incontra il presidente Uhruru Kenyatta. I due leader assistono alla firma di un accordo tra C.M.C. e le due banche BNP Paribas e Intesa San Paolo per la costruzione della diga di Itare a Kuresoi.

Matteo Renzi e Uhruru Kenyatta, durante la visita del Primo Ministro italiano in Kenya nel 2015

Il 22 luglio 2019 le autorità kenyote emettono un mandato d’arresto a carico di Porcelli,

in concomitanza con l’arresto del ministro delle Finanze Henry Rotich con l’accusa di corruzione legata alla costruzione delle due dighe di Arror e Kimwarer. La vicenda ha grande risonanza sulle testate internazionali, ma in Italia viene riportata solo da pochi.

La lista dei mandati d’arresto nell’ambito dell’indagine sulle dighe kenyote

Un mese dopo in Kenya inizia il processo contro i presunti rapitori di Silvia Romano. Africa Express lascia intendere che gli inquirenti kenyoti si siano finalmente mobilitati perché avrebbero bisogno della collaborazione delle autorità italiane nella questione C.M.C. Il presidente Kenyatta si è detto deciso a combattere strenuamente la corruzione nel suo Paese.

Porcelli non si è presentato alle udienze.

Porcelli is a fugitive. Despite being given the opportunity, he hasn’t presented himself in court for a second time. The Italians think they can break the law and get away with it, contemptuously. They believe nothing will come out of it. Don’t allow it, your honour.

Taib Ali Taib, Procuratore DPP, durante l’udienza in Kenya

5. SERGIO COLAIOCCO

Sergio Colaiocco è un magistrato italiano, attualmente Sostituto Procuratore presso il Tribunale di Roma: al momento in cui scriviamo, nell’organigramma viene indicato come Procuratore il nome di Giuseppe Pignatone. Il sito deve probabilmente essere aggiornato a breve, in realtà dal 4 marzo 2020 il Procuratore è Michele Prestipino Giarritta.

Sergio Colaiacco, Michele Prestipino ed Erasmo Palazzotto gestiscono le indagini sul caso Regeni
Foto © Imagoeconomica

Pignatone è andato in pensione nel maggio 2019, dopo una carriera in magistratura che lo ha visto tra i protagonisti di alcuni storici casi giudiziari: la condanna di Totò Cuffaro che portò in seguito all’arresto di Bernardo Provenzano, la svolta sul caso di Stefano Cucchi e le indagini sul sequestro e l’uccisione di Giulio Regeni in Egitto. Proprio sul caso Regeni, Pignatone è stato affiancato da Sergio Colaiocco, che si era già occupato in precedenza anche del sequestro del giornalista Domenico Quirico (liberato nel 2013), del gesuita Paolo Dall’Oglio (scomparso da sette anni) e delle due cooperanti Greta Ramelli e Vanessa Marzullo (rilasciate nel 2015).

Greta Ramelli e Vanessa Marzullo

Sostanzialmente, Sergio Colaiacco è specializzato nel gestire le indagini sui sequestri degli italiani all’estero.

Nel luglio 2019 incontrò a Roma il procuratore generale del Kenya Noordin Mohamed Haji e il direttore delle indagini George Kinoti: un punto di svolta nella collaborazione con le autorità kenyote sul caso di Silvia Romano.

Al suo arrivo in Italia dopo il rilascio, Romano è stata sentita da Colaiacco, che ha aperto un’inchiesta per sequestro di persona a scopo di terrorismo. Ne conosceremo gli sviluppi nei prossimi mesi. Auguriamo un buon lavoro a tutti coloro che si stanno occupando di Silvia Romano, di Giulio Regeni e di molti altri misteri che meriterebbero una soluzione.

Possiamo sempre fare qualcosa

Paolo Borsellino

Paolo Borsellino e Giovanni Falcone Foto © Shobha